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Intelligenza Artificiale: le 10 pietre miliari

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Sintetizzare tutto ciò che riguarda lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in 10 momenti da ricordare non è facile. Con centinaia di laboratori di ricerca e migliaia di ingegneri informatici, compilare una lista di ogni signolo obbiettivo raggiunto sarebbe un lavoro molto difficile. Degno della migliore IA, per l’appunto.

Chiarito questo, possiamo passare ad elencare quelle che, libri di storia alla mano, sembrano essere le 10 pietre miliari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

La nascita delle reti neurali

Intelligenza Artificiale: le 10 pietre miliari

 

Avrai probabilmente sentito parlare di reti neurali, ispirate al cervello umano e fondamento di gran parte delle odierne e più avanzate intelligenze artificiali. Mentre concetti come il deep learning sono relativamente nuovi, le reti neurali sono basate su una teoria matematica datata 1943.

Di notevole importanza per l’ingegneria informatica è il testo “A Logical Calculus of the Ideas Immanent in Nervous Activity”, di Warren McCulloch e Walter Pitts, così come “The PageRank Citation Ranking”, ovvero il trattato di ricerca che ha permesso la nascita di Google. Nel primo testo, McCulloch e Pitts descrivono come reti di neuroni artificiali possano svolgere funzioni logiche. Il sogno di realizzare la prima IA è finalmente nato.

Intelligenza artificiale: finalmente ha un nome

Intelligenza Artificiale: le 10 pietre miliari

Se dovessimo indicare una data di nascita ufficale per l’intelligenza artificiale, questa potrebbe certamente essere il 31 agosto del 1955. Fu allora che i ricercatori John McCarthy, Marvis Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon proposero uno “studio di 2 mesi e 10 uomini sull’intelligenza artificiale”.

La conferenza si svolgerà l’anno seguente nell’imponente tenuta del Dartmouth College. Sfortunatamente, la loro tabella di marcia si rivela un po’ troppo ottimistica. “Pensiamo che un significativo avanzamento potrebbe essere fatto… se un gruppo di scienziati accuratamente selezionato ci lavorasse per un estate” scrissero. Un estate non bastò.

L’arrivo della backpropagation

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A volte abbreviata in “backprop” (propagazione all’indietro), la backpropagation è il più importante algoritmo nella storia del machine learning. L’idea di fondo fu proposta inizialmente nel 1969, ma raggiunse il suo status di parte fondamentale del machine learning solo nella metà degli anni ’80.

Ciò che la backpropagation fa è consentire ad una rete neurale di riorganizzarsi qualora l’output raggiunto non corrisponda a quello desiderato dal suo creatore. In sintesi, questo significa che i creatori possono addestrare le proprie reti neurali a svolgere in modo migliore i loro compiti correggendole quando commettono errori. Quando questo accade, la backpropagation modifica le interconnessioni neurali per accertarsi che alla prossima iterazione del problema l’output sia quello desiderato.

Conversare con i computer

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Ti sei mai chiesto/a chi sia il nonno di Alexa, Google Assistant e Siri? Durante la metà degli anni ’60, un professore del MIT Artificial Intelligence Laboratory sviluppò un computer psicoterapista chiamato ELIZA, capace di conversare testualmente ed in modo apparentemente intelligente con gli utenti.

Il suo creatore notò al tempo quanto fossero sorpresi dall’entusiasmo mostrato dagli utenti nel conversare in quel modo con una macchina.

La singolarità

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La singolarità, ovvero il punto nel quale le macchine diventano più intelligenti degli umani, non è ancora arrivato. Tuttavia nel 1993, l’autore ed ingegnere informatico Verner Vinge pubblicò un articolo che rese popolare l’idea.

Intitolato “The Coming Technological Singularity”, in esso Vinge predice che, nei prossimi 30 anni (da allora), la razza umana otterrà la capacità di creare un’intelligenza sovrumana. “Subito dopo, la storia dell’uomo giungerà ad una fine”, scrive. È un avvertimento che altri, come Elon Musk, hanno riproposto nel corso degli anni.

Arrivano le automobili a guida autonoma

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Credi che Google abbia sviluppato la prima auto a guida autonoma? Non è così. Nel 1986, un furgone Mercedes-Benz dotato di telecamere e sensori da ricercatori della Bundeswehr University si è dimostrato capace di percorrere con successo strade vuote.

Qualche anno dopo, Dean Pomerleau della Carnegie Mellon ha costruito una Pontiac Transport a guida autonoma e ci ha percorso circa 4.500 chilometri partendo da Pittsburgh ed arrivando a San Diego. La tecnologia era primitiva rispetto agli standard di oggi, ma dimostrò che poteva essere fatto.

L’ultimo baluardo dei cervelli

Intelligenza Artificiale: le 10 pietre miliari

Il 1997 è stato un anno di svolta per l’IA, dato che il supercomputer Deep Blue di IBM è riuscito a battere Garry Kasparov, campione mondiale di scacchi, in una sfida uomo contro macchina. Mentre era chiaro che Deep Blue potesse processare le informazioni più velocemente di Kasparov, la vera domanda era se potesse o no pensare a strategie migliori delle sue. La risposta fu affermativa.

I risultati potrebbero non aver dimostrato che l’IA sia capace di far più che lavorare eccezionalmente bene con problemi le cui regole sono ben definite, ma si è trattato comunque di un enorme salto in avanti per l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale che ama.. i gatti

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Nel giugno 2012, i ricercatori Google Jeff Dean ed Andrew Ng hanno addestrato un’enorme rete neurale di 16.000 processori dandole in pasto 10 milioni di immagini tratte da video su YouTube. Nonostante non le sia stata data alcuna informazione su di esse, l’IA è stata capace di imparare ad identificare immagini di felini usando i suoi algoritmi di deep learning.

A quanto pare, anche le intelligentissime IA apprezzano quei video con i gatti.

Un trionfo al quiz show

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Se nel 1997 Deep Blue ha sbalordito per essere riuscita a vincere contro il campione mondiale di scacchi, ancor più sorprendente è stata l’impresa di Watson. Nel 2011, la più recente intelligenza artificiale IBM ha vinto un montepremi di un milione di dollari battendo due campioni ad un famoso quiz show. Dopo esser stato sconfitto, uno dei due ha affermato, scherzando: “Io, per quanto mi riguarda, do il benvenuto ai nostri nuovi sovrani robotici”.

L’IA batte il campione mondiale di Go

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Davanti a 60 milioni di spettatori da tutto il mondo, nel 2016 Lee Sedol, campione mondiale di Go, è stato battuto 4 ad 1 da AlphaGo, l’intelligenza artificiale di Google DeepMind. Ciò che ha fatto di questo evento una pietra miliare è il numero di posizioni consentite nel gioco, che raggiunge un valore superiore alla quantità totale di atomi nell’universo. Si tratta della più grande impresa compiuta da una IA.

Fonte: Digitaltrends

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